Stresa, il viaggio

Il viaggio inizia davanti alla stazione Termini, in macchina con mia sorella, fuori è iniziato a piovere e ne approfittiamo per fare 4 chiacchiere.

Anche lei lavora nel settore turistico ed anche se abitiamo nella stessa casa dobbiamo inventarci dei momenti per noi. Le chiacchiere spaziano da un argomento all’altro e le risate, come sempre non mancano.
Fuori lo spettacolo metropolitano fa invidia a quello circense.Un vecchio ubriaco non riesce ad abbandonare la ringhiera a cui sembra legato da una vita. Un trans sfoggia una paio di scarpe viola dai vertiginosi tacchi a spillo, proprio lui che potrebbe stare su scarpe comode.

Saluto Nicoletta e mi avvio al binario 8 dove mi aspetta Freccia Rossa, fiore all’occhiello delle nostre ferrovie. In 2 ore e 59, come se fosse il 9,90 posto su una Tshirt di un negozio di periferia, è il tempo, record, impiegato dal supertreno per coprire la tratta Roma Milano. Ma quel numeretto in rosso di fianco al binario non promette niente di buono. Il Supertreno ha un ritardo di mezz’ora.

Pazienza, infondo il mio lavoro inizia domani a Stresa ed ho tutto il giorno per raggiungerla.

L’atmosfera della carrozza numero 7 è in perfetto stile carioca, chi è salito davanti ha il posto dietro e viceversa, neanche Mosè saprebbe districare la matassa di gente.

Finalmente prendiamo posizione. Bagagli bene allocati sulle cappelliere, cappotti ben piegati e schieramento delle ultime tecnologie. Computer di ogni misura, palmari, smarphone, lettori Dvd, DVX, Mp3 e Mp4 iniziano lo schieramento per queste 3 ore di pacifica guerra tecnologica.

Anche io non sono da meno e sfoggio una cartellina con ben 36 puntate del mio telefilm preferito, Criminal Mind. Una squadra speciale dell’FBI specializzata nello stilare il perfetto profilo dei criminali, i PROFILER.

Per abitudine ho sempre tenuto sotto controllo la situazione e le persone che mi sono intorno, dopo questo telefilm la questione si fa seria. Comincia così il profilo degli ignari miei compagni di viaggio.

Con perfetto tempismo, partiamo in ritardo come promesso. Alle 16,31 Roma comincia a muoversi da dietro i finestrini del mio bel treno. Stresa comincia ad avvicinarsi. Starò solo qualche giorno per lavoro

Iniziamo i profili. Siamo in 8 separati dal piccolo corridoio. Dal mio posto accanto al finestrino tengo tutti sotto controllo. A sinistra ho un uomo, bianco, 50 anni, dal callo dello scrittore potrebbe fare l’impiegato, la camicia stirata male far pensare che è separato. Porta la moto, si vede la leva del cambio che rovina la scarpa destra… ok ok sto esagerando! Per tutto il viaggio non professerà parola.

Sempre alla mia sinistra, dopo il corridoio, ci sono 2 giovani preti che iniziano subito a far sfoggio di telefonate, incontri e metodi educativi di dubbio gusto. A detta loro per frequentare il Catechismo servirebbe un test che misuri il quoziente intellettivo dei bambini. Forte e generale è la voglia di intervenire ma tutto cambia quando uno chiede all’altro “ma poi, l’hai fatto il corso da giocoliere?” e l’altro “certo sono al secondo livello!”.

Accanto ai “preti punitivi” un tipo con una tuta acetata gialla che sfido anche Gideon, capo della Squadra dell’FBI del mio telefilm a farne un profilo, ha ronfato per 3 ore di seguito. Tutta un’altra storia invece davanti a me. Sui commenti dei giovani preti instauro un rapporto di complicità e desolazione con il mio dirimpettaio. E’ un signore molto distinto, dalle riviste capisco essere delle Forze Armate, parla correntemente inglese al telefono, usa il Black Berry senza suoneria ed ha un anello di un casato o roba del genere.

Ora che non vedo pericoli, posso perdermi in 3 puntate del mio telefilm.

Arriviamo a Milano alle 19,30 e finalmente vedo il treno della mia coincidenza, partire. Il distinto signore, espertissimo di tratte ferroviarie, mi fa notare che il prossimo treno per Stresa è alle 21,25. Mi consiglia di non attendere in stazione e mi informa che lui attenderà delle persone bevendo un bicchiere di vino nell’hotel di fronte la stazione. Perché no? Vado anche io.

Entriamo in un bellissimo hotel, lui saluta i receptionist e mi fa strada verso il bar interno. Il barman lo saluta e mi toglie ogni dubbi dicendogli che suo cugino, il proprietario, non c’è stasera. Facciamo quattro chiacchiere mantenendo sempre la professionalità di una professione che non abbiamo ancora capito l’uno dell’altra.

Davanti ad un buon bicchiere di vino scopro che è presidente di un’importante catena di Hotel nel mondo, è una persona estremamente importante nelle istituzioni e che è un vero gentleman quando mi saluta dandomi ancora del lei.

Il mio profilo sull’anello del casato era esatto, il biglietto da visita che mi lascia è pieno del suo cognome

Ritorno in stazione, il sapore del vino, il panorama dalle terrazza di un grande hotel di Milano e la conoscenza di un bel signore hanno cambiato questa giornata.

Salgo sul treno diretto a Domodossola, fra qualche fermata arriverò a Stresa … e pensare che fino a qualche ora fa Domodossola era la lettera “d” del gioco nomi cose città ed animali

Thelma