Auschwitz, per non dimenticare

Quello che cerco di condividere con questo sito non sono sfavillanti mete turistiche, ma esperienze ed emozioni che ho provato in prima persona in giro per il mondo.

Non posso pertanto non raccontare della toccante visita che ho fatto al Campo di Concentramento di Auschwitz.

Me ne guarderò dal dare sconcertanti dati (Wikipedia) che mi auguro conosciate già , ma mi limiterò a descrivere la sensazione che si ha quando si visita un posto del genere. Se ci riesco, perchè certe cose risultano indicibili.

Già dal famoso ingresso dove la scritta “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”) sovrasta l’angusta cancellata si percepisce quel senso di ansia che resterà per tutto il giorno.

La giornata ha un colore sterile e neanche il sole riesce a fare di meglio.

Sono qui per un dovere morale, per la storia, per amicizia e perchè non si dimentichi quello che è accaduto.

Visitiamo i blocchi, spazi dove sono accadute cose atroci indegne dell’essere umano, dove menti perverse hanno concepito azioni bastarde e fatto dell’Umanità, un’infame strage.

La guida chiede rispetto, in silenziosa fila la seguiamo, sentiamo dalle radiocuffie cose che non si dovrebbero sentire, vediamo cose  che non si dovrebbero vedere. Qualcuno ha gli  occhi lucidi, qualcuno scavalca prepotentemente la richiesta di non fotografare e come il più sterile dei turisti imprime immagini che dovrebbero restare nella coscienza di ognuno di noi e non in un dispositivo fotografico. Forse non hanno ben compreso dove siamo ed a cosa stiamo assistendo.

I miei occhi vedono cose che la mia pelle non avrebbe sopportato, faccio passi incerti in quei lunghi e bui corridoi che sanno di paura e sconcerto.

Non sto bene, per niente. Sento come una corda stretta al collo che non mi permette di respirare bene.

Quando visitate questi luoghi  siate più umani, siate meno turisti.

da Auschwitz, Thelma sconcertata.